Il racconto di Raquel e Francesco: un cuore diviso tra Italia e Portogallo durante il coronavirus

Qual è la percezione della situazione italiana in Portogallo durante il coronavirus? Il racconto di Raquel e Francesco, con un matrimonio alle porte.

Raquel è una ragazza portoghese che vive in Italia da qualche anno, lavorando come giornalista e collaborando a diversi progetti, tra i quali proprio il nostro, FrameZone. In Italia Raquel si è trasferita per amore perché qui vive il fidanzato, Francesco, un ragazzo della provincia di Napoli conosciuto durante un progetto Erasmus universitario.

A maggio 2020 Raquel e Francesco dovrebbero sposarsi e proprio per alcune questioni organizzative del matrimonio sono partiti il 2 marzo 2020 per Gaia, la città di origine di Raquel, e lì sono rimasti durante la diffusione del coronavirus in Italia.

Li abbiamo contattati per farci raccontare come stanno vivendo questo periodo – citando le parole usate da Raquel –

«con il cuore diviso tra Napoli e Gaia».

«Saremmo dovuti rientrare il 9 marzo – ci ha raccontato Francesco –, ma abbiamo deciso di rimandare, valutando la situazione che si stava creando, quando ancora non era stata dichiarata zona rossa tutta Italia, né tantomeno pandemia mondiale. Quindi, pensando di rimandare solo di una settimana il rientro in Italia, ci siamo trovati bloccati per questa nostra decisione, direi anche fortunatamente perché qui la situazione è molto più tranquilla.»

Coronavirus: un racconto dal Portogallo

La situazione in Portogallo, infatti, non è ancora esplosa e sono state prese precauzioni già dopo i primi contagi da coronavirus, con direttive come la chiusura delle scuole e la chiusura anticipata di bar e ristoranti, incentivando anche il lavoro da casa.

In alcuni casi, inoltre, sono stati anche i privati ad adottare delle misure precauzionali ancor prima che fossero date delle direttive generali dal governo. Raquel, a tal proposito, ci racconta che l’azienda per cui lavorano i genitori li ha lasciati lavorare a casa poco dopo che lei e Francesco sono arrivati a Gaia, nonostante non provenissero dal nord Italia, da quelle che a inizio marzo erano le sole zone “rosse” di Italia.

raquel e famiglia
Raquel e Francesco in uno dei momenti di condivisione degli spazi con la famiglia portoghese.

Da diversi giorni, quindi, Raquel, i suoi genitori e Francesco lavorano da casa insieme, condividendo spazi e tempo in un modo tutto nuovo (anche con la sorella di Raquel, da quando la scuola è chiusa). D’altronde, come sottolinea anche Francesco, questa situazione di chiusura obbligata in casa permette di «rivedere determinati comportamenti e rispolverare cose che si erano accantonate», sia privatamente che lavorativamente.

La percezione della situazione italiana in Portogallo

Il coronavirus, infatti, ha permesso ai più di riscoprire tante attività manuali e di dare più importanza al tempo e alla condivisione, ma non possiamo negare che per altri ha significato un accentuarsi di sensazioni e condizioni non proprio positive, portando anche a un forte senso di paura e di ansia verso lo “straniero” proveniente da un paese con numero di contagi maggiore.

In Italia lo abbiamo vissuto con diversi spiacevoli casi di razzismo durante i mesi di gennaio e febbraio e abbiamo chiesto a Raquel e Francesco se − al di là delle misure precauzionali prese, come specificato prima, dall’azienda per cui lavorano i genitori di Raquel − abbiano vissuto degli episodi particolari.

«Premettendo che non siamo usciti molto, se non durante la prima settimana che eravamo qui, abbiamo vissuto soltanto un piccolo episodio al supermercato – ci ha raccontato Raquel –. Stavamo passando i prodotti della spesa alla cassiera, parlavo con mia sorella in portoghese e c’erano delle persone dietro di noi. Dopo poco ho iniziato a parlare con Francesco in italiano e ho visto una signora che guardava il marito un po’ sconvolta e iniziava ad urlare alla figlia “togli le mani da là, togli le mani da là immediatamente!”, dicendo al marito che c’erano degli italiani. È stato però l’unico episodio un po’ più particolare che abbiamo vissuto, perché, a dire la verità, tutti ci stanno contattando per chiedere come stanno i nostri cari in Italia e com’è la situazione.»

Cogliamo l’occasione per chiedere a Francesco proprio come sta la sua famiglia in Italia e come vive il trovarsi lontano in queste circostanze:

«fortunatamente stanno tutti bene. C’è un po’ di apprensione, però il fatto di stare in casa protegge loro e fa stare tranquillo me. Se rispettano le direttive sono tranquillo».

Il racconto di Raquel e Francesco: un matrimonio alle porte

Raquel e Francesco in casa dei genitori portoghesi.

Come dicevamo in apertura, il racconto di Raquel e Francesco è anche quello di due persone innamorate che hanno fissato la data del loro matrimonio, ma che in questa situazione si trovano purtroppo a dover decidere se rimandare.

«Il matrimonio si sarebbe dovuto fare il 9 maggio – ci dice Raquel –, quindi le probabilità di riuscire a farlo sono quasi nulle. Sarebbe un matrimonio fatto qui in Portogallo e ovviamente dovrebbero venire persone dall’Italia, ma in questo momento stiamo cercando… di rimandare il discorso! Non avremmo mai pensato che sarebbe capitata una situazione del genere ma non dipende da noi ovviamente e allora dobbiamo solo aspettare e capire come procedere.»

E Francesco aggiunge: «penso sia da valutare seriamente l’ipotesi di spostare. Tra l’altro dobbiamo considerare che in Italia il caso è successo un po’ prima, quindi il picco, secondo gli esperti, dovrebbe essere raggiunto molto prima che in Portogallo, e probabilmente ci troveremo nella situazione in cui l’Italia starà uscendo da questa situazione mentre il Portogallo starà raggiungendo il suo picco. Dobbiamo anche ammettere, comunque, che il matrimonio passa in secondo piano rispetto a questa difficile situazione globale…».

In queste settimane molte cose passano in secondo piano, sia eventi gioiosi come un matrimonio sia altri che purtroppo lo sono meno o per nulla: tutto viene riconsiderato in qualche modo e la frase conclusiva di Francesco ce lo ricorda. Il racconto di Raquel e Francesco, infatti, non è di certo quello che avrebbero pensato di fare in queste settimane – e lo stesso vale per ciascuno di noi –, ma il loro modo di affrontare la situazione ci ricorda che attenersi alle direttive e aspettare l’evolversi della situazione per prendere le opportune decisioni è la sola cosa da fare al momento, tanto meglio se si cerca o si riesce a non farsi sopraffare dall’ansia.

 

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