Diventare buddisti, meditare, rispettarne i principi: ecco di cosa abbiamo parlato con Sergio Marra

Come si diventa buddisti? Quali aspetti positivi ha la meditazione? Lo abbiamo chiesto a Sergio Marra, responsabile dell'Istituto Lama di Napoli.

Il buddismo è una disciplina orientale nata circa 2500 anni fa e rappresenta oggi la terza religione in Italia per numero di fedeli. Esistono nel nostro Paese varie strutture, templi, istituti, come l’Istituto Lama di Napoli, che, nonostante appartengano a correnti buddiste diverse, sono uniti dagli insegnamenti di Buddha, il monaco fondatore del Buddismo. Il primo, e forse più importante tra questi insegnamenti, ha a che vedere con la convinzione che le persone abbiano il potere di cambiare in meglio la propria vita e che per poterlo fare debbano mantenere un atteggiamento propositivo, caratterizzato da gentilezza, compassione verso il prossimo e un equilibrio personale raggiungibile attraverso la meditazione. 

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Viaggio nel cuore del buddismo a Napoli: il tempio di Frullone e l’Istituto Lama Tzong Khapa 

Abbiamo visitato proprio il centro napoletano, l’Istituto Lama Tzong Khapa, gemellato con l’omonimo centro in provincia di Pisa che è da sempre un punto di riferimento per la comunità buddista italiana, e abbiamo intervistato alcune persone che lo frequentano da tempo per scoprirne di più su questa religione e filosofia di vita. A Sergio Marra, responsabile dell’Istituto Lama di Napoli, abbiamo rivolto in particolare alcune domande sulla vita e le attività dell’Istituto e riguardo a cosa significa, oggi, praticare il buddismo in Italia. 

Quali sono le attività dell’Istituto Lama di Napoli?

Sergio Marra Istituto Lama
Sergio Marra, responsabile Istituto Lama Tzong Khapa di Napoli

«Questa è la sede napoletana dell’Istituto Lama Tzong Khapa la cui sede principale è in Toscana, a Pomaia, vicino Pisa, e siamo aperti qui dal 2017: abbiamo fatto l’inaugurazione il 25 novembre 2017. 

È la prima volta che l’Istituto ha una sua sede in Italia e hanno scelto Napoli per le energie e per il potenziale che questa città ha sotto l’aspetto spirituale.

Qui siamo tutti volontari e generalmente abbiamo delle sessioni di meditazione durante la settimana. Facciamo anche qualche breve corso su alcuni particolari soggetti dell’insegnamento del Buddha, poi durante il weekend abbiamo i maestri dell’Istituto che vengono a Napoli – in genere una volta al mese o una volta ogni due mesi, a seconda della loro disponibilità – e sono maestri monaci, sono Lama, sono Ghesce.
E poi abbiamo anche altri insegnanti, non soltanto della tradizione tibetana, e in particolare della Scuola Ghelug, ma anche, per esempio, gli insegnanti della scuola del maestro Thích Nhat Hạnh e abbiamo aperto allo Dzogchen. Inoltre, abbiamo anche delle attività collaterali che servono ovviamente per sostenere l’Istituto, come lo Yoga, il Feldenkrais e il Tai Chi.

Ci divertiamo anche a fare delle serate meno dirette alla Dharma, ma più dirette allo stare insieme, più conviviali. Una volta al mese abbiamo un cinedarma dove proiettiamo documentari o film sempre attinenti ai soggetti e all’insegnamento del Buddha».

Quali sono gli aspetti positivi della meditazione e perché bisogna meditare?

«Per me la meditazione ha solo aspetti positivi, non ha aspetti negativi. La meditazione significa portare la mente nel suo stato naturale e quindi in questa condizione di apertura, di accoglienza, di lucidità, di presenza: ci sono solo delle qualità che vanno coltivate, sviluppate, perché in genere sono presenti in ognuno di noi, sono un potenziale che tutti abbiamo.

Chiaramente la pratica non solo è necessaria, ma è indispensabile, proprio per evitare che poi l’insegnamento diventi una pratica intellettuale, semplicemente un esercizio intellettuale. Tutto l’insegnamento del Buddha – si parla di 84000 insegnamenti –  è pratico in effetti e quindi è meditazione. Perché bisogna farlo? Perché la meditazione ha lo scopo di raggiungere questo stato di buddità; lo scopo è questo: la saggezza. Ma serve anche nel quotidiano. Ci sono delle pratiche di meditazione specifiche: oggi c’è la mindfulness per esempio, che viene utilizzata in Occidente riprendendo parte della meditazione buddista: quindi, diventa una terapia, un modo per stare meglio nel quotidiano, sviluppare la calma, la serenità, una maggiore concentrazione.

Sarebbe utilissimo, per esempio, nelle scuole, ai ragazzi. In America sono stati pionieri di questa cosa, in Europa pure c’è qualcosa del genere. In Italia, invece, questa cosa non funziona ancora, però sarebbe importantissima perché aiuta i ragazzi ad avere una maggiore consapevolezza, una maggiore attenzione anche nello studio, anche con le proprie emozioni.»

Chi  visita l’Istituto Lama di Napoli crede già in questa religione?

«No. Intanto qui la comunità è molto giovane e ci sono anche persone diciamo di altre fedi spirituali, ci sono soprattutto cattolici e noi accogliamo tutti. Sua Santità dice che le religioni sono tutte sorelle quindi è giusto che sia così. Certo, se tu mi chiedi quale preferisci, preferisco questa, ma per me sono tutte sorelle.
La meditazione è una pratica per esempio che era presente nel cristianesimo ortodosso, ancora presente, quindi non è una cosa attinente solo al buddismo. Il Sufi è un’altra pratica spirituale sempre attinente con questo raggiungimento di questo stato mentale di meditazione.»

Come si riesce a far coesistere la cultura orientale con la cultura occidentale?

libri buddismo
Libri di preghiere Buddhiste

«Bisogna riprendere assolutamente le parole del Dalai Lama quando lui dice: “rimanete cattolici“. La religione è anche qualcosa che ha a che fare molto con la cultura locale; si sono sviluppate in alcuni ambiti, in alcuni territori, e molto spesso a portarle altrove si corre il rischio o che diventino folkloristiche o che diventino delle pratiche esoteriche. È facile cadere in queste cose.
In Occidente il buddismo sicuramente grazie a sua Santità sarà diffuso soprattutto come scienza della mente e, quindi, c’è tutto l’aspetto filosofico ma anche tutto l’aspetto scientifico, perché in effetti questa filosofia, questo sentiero, riguarda proprio la mente, lavorare con la propria mente. Quindi è in effetti una scienza della mente e, sotto questo punto di vista, il buddismo può dare molto, moltissimo all’Occidente, perché quello che il Buddha ha insegnato 2500 anni fa sarà al massimo un secolo che le neuroscienze lo studiano in Occidente, si tratta di cose che stanno riscoprendo solo ora. Quindi questa può essere una chiave in Occidente per il buddismo: non tanto la parte delle pratiche rituali quanto l’attinenza alla scienza della mente».

I principi del buddismo si ritrovano anche in altre religioni?

«Sì. Sono sempre stato del parere che in tutte le pratiche spirituali i principi di base sono gli stessi, perché quando parliamo di compassione, quando parliamo di amorevole gentilezza, quando parliamo di lavorare per il bene della comunità, degli altri e non solo per se stessi, credo che parliamo di tutte le grandi tradizioni spirituali perché sono fondate su questo. È chiaro che questo tipo di attitudine in Occidente si è un po’ persa nel tempo rispetto all’Oriente, ma perché noi abbiamo una società che ha basato le proprie radici su altre cose, quindi l’aspetto spirituale è stato messo un po’ da parte. Però sicuramente negli ultimi tempi c’è una maggiore attenzione da parte delle persone all’ambiente – e già questa cosa molto bella –, all’etica, e questo senso di etica universale si sta iniziando a sviluppare. Io ho imparato molto anche dai cattolici e dai musulmani, dagli ebrei, ho imparato molte cose anche da loro».

Come vive la sua spiritualità un buddista? Quali sono le pratiche che un buddista deve fare?

Gompa Istituto lama meditazione
Un angolo del Gompa, la sala dove viene praticata la meditazione

«È una strada molto tosta, veramente tosta. Tornando all’approccio occidentale, soprattutto cattolico – e io sono stato un cattolico –: pensare di essere un buddista andando solo a messa è profondamente sbagliato.
Questa è una pratica, un sentiero, molto difficile.

L’insegnamento del Buddha è per tutti ma non è detto che tutti possano praticarlo, dipende molto dalle proprie attitudini, delle capacità. Le pratiche sono tantissime, in genere quando ci sono delle iniziazioni si hanno delle pratiche da fare e ovviamente richiedono del tempo, delle attenzioni. E poi ci sono tutte le pratiche quotidiane, la consapevolezza nel quotidiano.»

Come si diventa buddisti? c’è un rito, un passaggio di iniziazione?

«Nella formalità sì, si prende rifugio nei tre gioielli, in genere: il gioiello Buddha, il gioiello Dharma (il Dharma sarebbe l’insegnamento) e il Gioiello Sanga (sarebbe la comunità). Ovviamente una volta che si prende rifugio lo si fa con un Maestro, quindi c’è bisogno di un Lama e volendo si possono anche prendere alcuni precetti, alcuni voti da laici – che fa sempre bene! –, che sono ad esempio non uccidere, non rubare, non mentire, non avere una condotta sessuale scorretta, non utilizzare sostanze intossicanti; chi non riesce, comunque, chi ha il vizio del fumo, ad esempio, può anche decidere di non prenderlo, è nella libertà della persona.

In genere non è detto che tutti i buddisti poi prendono rifugio, non è detto che chi prende rifugio sia sempre buddista, perché per essere buddista bisognerebbe credere, avere certezza di alcuni principi, come ad esempio le rinascite e il karma, che sono cose importanti per un buddista».

Perchè è diventato buddista?

«Ho avuto avuto un bellissimo rapporto all’interno del cattolicesimo perché ho conosciuto dei Frati, dei preti di alcune chiese, che sono stati dei maestri per me. Però io sono diventato buddista perché non credo in un Dio creatore di tutto, un unico Dio che ha creato l’universo. Questo è quello che mi ha spinto più verso questa filosofia».

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3 pensieri riguardo “Diventare buddisti, meditare, rispettarne i principi: ecco di cosa abbiamo parlato con Sergio Marra

  • 6 Settembre 2019 in 8:56
    Permalink

    La frase finale dell’intervista mi fa sorgere una domanda: quando si afferma di non credere in un unico Dio che ha generato l’intero Creato, si riferisce a Bramha oppure a Bramhan ? Grazie 🙏🏻
    Stefania

    Risposta
    • 6 Settembre 2019 in 17:20
      Permalink

      Buon pomeriggio Stefania,
      grazie per averci scritto.

      In merito alla tua domanda, Sergio Marra fa riferimento a qualunque Dio, sia esso cattolico, musulmano o di altro credo. Il Buddhismo rifiuta l’idea di un’unica entità (qualunque essa sia) e che ci sia un creatore di tutto. Questo è stato il motivo per il quale Sergio si è avvicinato al Buddismo, proprio per questa idea che c’è alla sua base, interessandosi e avvicinandosi poi ovviamente anche a tutto ciò fa parte di questa filosofia di vita.

      Speriamo di aver chiarito il tuo dubbio e ti auguriamo una buona serata! 😊

      Risposta
  • 26 Agosto 2021 in 14:38
    Permalink

    Salvi..per un ex musulmano si po studiare il buddismo?

    Risposta

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