Escursione su Pizzo San Michele, per raggiungere il santuario in vetta più alto d’Italia

Pizzo San Michele è la cima che guarda la Campania dall'alto. Come ci si arriva? Ecco alcune informazioni utili per un'escursione e qualche cenno storico.

Pizzo San Michele è la vetta più occidentale di un rilievo montuoso che si trova nel Parco regionale dei Monti Picentini e si estende tra le province di Avellino e Salerno. Il monte, infatti, abbraccia tre comuni: Calvanico, Montoro e Solofra.

Con i suoi 1567 metri, la cima della montagna custodisce il santuario in vetta più alto d’Italia. Il santuario è dedicato al culto di San Michele Arcangelo, patrono di Calvanico, in provincia di Salerno.
Nel libro “Il santuario di San Michele di Cima e il culto micaelico a Calvanico”, Giacomo Disantarosa (docente all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro) afferma che

«Pizzo San Michele può essere definito un “monte sacro” per la presenza del complesso santuariale»

e per le varie croci votive che si incontrano lungo il percorso.

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Targa posta in vetta a 1567 m.

Informazioni utili per un’escursione su Pizzo San Michele

Per raggiungere la vetta di Pizzo San Michele ci sono due sentieri: uno parte da Solofra e uno da Calvanico.
Quest’ultimo è il sentiero CAI numero 115 ed è di questo che si parlerà in questo articolo. È da precisare che, nonostante questo sentiero sia alla portata di escursionisti non esperti, richiede comunque un minimo di preparazione fisica.

Quando andare e come vestirsi

A chi pensasse di andarci in inverno, è bene ricordare che durante la stagione invernale buona parte del percorso è ricoperto da neve, che vi resta fino a primavera.

Per affrontare l’escursione è necessario indossare abbigliamento a strati e soprattutto scarpe da trekking.

Trascorrere la notte in cima

Sia per la storia legata al culto religioso di San Michele, sia per i meravigliosi panorami che si vedono, Pizzo San Michele rappresenta un luogo unico. Per godere al massimo dell’atmosfera il consiglio è di trascorrere la notte in cima.

Infatti, quando il sole tramonta e la notte si fa spazio, il confine tra le luci delle città a valle e il buio diventa quasi impercettibile e l’attesa dell’alba crea un’atmosfera che regala emozioni straordinarie.

Per trascorrere la notte in cima però è necessario premunirsi di sacco a pelo e, pure nel caso in cui fosse estate, è consigliabile un abbigliamento più caldo per la notte: sulla vetta c’è infatti una considerevole escursione termica, con possibili venti freddi.

Da dove partire

Per facilitare l’ascensione a Pizzo San Michele, la scelta migliore potrebbe essere quella di raggiungere in auto il Casino De Fazio, un rifugio costruito presumibilmente nel 1925 e situato a 1120 metri.

A destra del rifugio si trova una fontana da cui sgorga acqua di sorgente e solitamente qui si può far scorta di acqua, anche se potrebbe accadere che la fonte sia prosciugata ed è consigliabile comunque portare sempre dell’acqua con sé.
Proprio per la presenza di questa fontana questa zona è denominata anche “Acqua Carpegna“.

Accanto al rifugio, alla sua destra, si trova una calcara, utilizzata per produrre il materiale usato per la costruzione del Casino De Fazio. Da questo punto in poi il percorso è lungo 2 chilometri e 700 metri e il tempo necessario per raggiungere la vetta è di circa un paio d’ore.

Il sentiero Cai 115, il percorso che porta a Pizzo San Michele

La prima parte del percorso attraversa la mulattiera che costituisce il tratto dell’antica via di pellegrinaggio che dal paese sale al Santuario di San Michele. La strada è ripida con pendenza costante e passa per un castagneto e un bosco di faggi facendo sì che, nelle giornate di sole, ci sia quasi sempre l’ombra.

Lungo il sentiero sono ben visibili le segnalazioni del CAI (Club Alpino Italiano).

L’epitaffio sul sentiero e il significato dell’epigrafe

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Epigrafe che si incontra lungo il percorso

A metà del percorso troviamo un epitaffio, una nicchia che conserva una piccola statuetta di San Michele e su cui i fedeli lasciano lumini e ceri. Sulla facciata c’è una scritta datata 1616:

«Divoto passeger che stanco e lasso ad adorar Michele affretti il passo, qui li cibi pascali lasciar dei, altrimenti sconvolti l’elementi, turbato il ciel vedrai, e in un istante vindice il santo avrai e non amante».

Secondo il testo, a partire da quel punto non è più possibile proseguire portando con sé i “cibi pascali”, cioè carne, in quanto comincia il percorso della fede.

La parte finale della frase “non amante” si riferisce alla vendetta di San Michele nei confronti di chi non rispetta l’avvertimento dell’epigrafe, ma nel corso degli anni il verso è stato interpretato erroneamente dai fedeli del posto. Isolato dalla restante frase, infatti, ha generato un divieto per le coppie a non continuare il percorso insieme, a partire da quel punto. Al riguardo, Giacomo Disantarosa afferma infatti che «durante il periodo in cui fu costruita la chiesa sul Pizzo, i giovani fidanzati che trasportavano il materiale, erano costretti ad aspettare e fare a turno per salire in cima al monte, attendendo che l’uno scendesse perché l’altro potesse salire».

La Pietra Santa

Superata l’epigrafe, il percorso è caratterizzato da frequenti curve che si accentuano nei pressi della Pietra Santa, struttura decorata con una croce greca in marmo bianco sulla cui base viene poggiata la statua dell’Arcangelo durante le processioni. Questo luogo rappresenta l’ultima tappa prima di raggiungere, di lì a dopo, il santuario di San Michele.

Dalla Pietra Santa in poi, il percorso è caratterizzato da un ambiente tipicamente montano privo di alberi.

Pizzo San Michele
Panorama dei monti della Campania

La vetta e il complesso di Pizzo San Michele

Arrivati in cima, si presenta uno spettacolo straordinario. Camminando intorno al santuario è possibile ammirare tutte le principali catene montuose della Campania: i monti Picentini, gli Alburni, il Terminio, i monti Lattari, il Vesuvio, il Partenio. Inoltre, quando il cielo è sgombro dalle nuvole e dalla foschia, è visibile perfino Ischia.

Il santuario di Pizzo San Michele è un’unica struttura composta da edifici e ambienti separati costruiti in epoche diverse.

Struttura Santuario Pizzo San Michele
Edifici che compongono il complesso di Pizzo San Michele.

Guardando la struttura frontalmente troviamo a partire da sinistra: una cisterna, la cappella di San Michele, la Cappella di Sant’Agostino, un rifugio – all’interno del quale c’è anche un camino –, che accoglie ogni anno escursionisti e devoti, e infine un deposito con all’interno una cucina. L’unica struttura sempre aperta è il rifugio, mentre il Santuario è visitabile solo in occasione delle cerimonie religiose.

Il complesso antico: la cappella e il rifugio

La cappella di Sant’Agostino, il rifugio e il deposito rappresentano il nucleo più antico della struttura. Il santuario avrebbe origine longobarde ma, non essendoci reperti o documenti che attestino l’attendibilità di questa informazione, non è possibile affermarlo con certezza. I documenti più antichi nei quali si parla della cappella risalgono alla seconda metà del Seicento e sono conservati nell’archivio Diocesano di Salerno.

La chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele invece è il nucleo più recente di tutto il complesso. I lavori infatti cominciarono nel 1945 e furono completati nel 1949. Alla costruzione dell’edificio parteciparono sia gli uomini che le donne.
Secondo una testimonianza raccolta nel libro del professore Disantarosa, gli uomini venivano pagati mentre le donne partecipavano gratuitamente per tutte le domeniche del periodo di costruzione della chiesa. Il responsabile delle donne le chiamava a raccolta alle tre di notte e, giunte in piazza a Capo Calvanico, prendevano i pesanti sacchi di sabbia e li trasportavano in testa fino in cima.

Le mura di questa chiesa furono realizzate con pietre spaccate, mentre per la produzione della calce si costruì una calcara – cui si è fatto riferimento prima – lungo il sentiero che porta al santuario. A causa di un fulmine che colpì la calcara ad oggi ne sono visibili solo pochi resti.

A sinistra della chiesa vi è poi l’attuale cisterna, inizialmente concepita come campanile. Il campanile fu trasformato in cisterna nel 1965, sia perché a causa dei fulmini l’edificio fu danneggiato più volte, sia perché l’area di Pizzo San Michele è priva di fonti d’acqua e vi era, quindi, la necessità di averne un rifornimento sulla vetta.
Attraverso scale in muratura, ormai quasi completamente distrutte, si saliva al piano superiore del campanile per issare le campane ogni volta che si svolgevano riti religiosi. L’operazione di smontaggio e rimontaggio della campana veniva fatto per evitare che il metallo attirasse i fulmini. Negli anni Settanta il complesso fu munito di un parafulmine e successivamente della gabbia di Farady, una rete metallica distribuita lungo tutte le pareti del complesso per proteggere, appunto, la struttura dai fulmini.

Cos’altro aggiungere? Ora che si hanno tutte le informazioni – e che si conosce anche qualche curiosità –, non resta che preparare i vestiti più adatti e uno zaino con sacco a pelo e acqua e incamminarsi per vedere tutto di persona, scegliendo magari una giornata in cui il cielo è limpido, così da godere al meglio del panorama e della spettacolare vista notturna delle stelle.

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